Rapporto Eurispes 2025:animali e ambiente

In 4 case su 10 c’è un pet. Oltre la metà dei proprietari sostengono una spesa mensile tra i 31 e i 100 euro, con dati in aumento nel tempo. Inizia a diffondersi l’uso di assicurare i propri animali. L’amore per gli animali è confermato dalla larghissima maggioranza di italiani contrari alla vivisezione, alla caccia, alle pellicce e al loro uso nei circhi, ma anche all’abbattimento quando sono in sovrannumero

Secondo i dati dell’Eurispes, gli animali domestici sono sempre più presenti nelle case degli italiani. Nel 2025 sono il 40,5% degli italiani a dichiarare di accogliere un animale (+3,2% rispetto al 2024): cani e gatti in egual misura (37%).

Il budget complessivo di spesa mensile per più della metà dei proprietari va dai 31 ai 100 euro. Osservando i dati in serie storica emerge che la tendenza è comunque a spendere sempre di più.

Si spende soprattutto per l’alimentazione (il 51% dei proprietari in media meno di 50 euro al mese) e le spese mediche (il 40% tra i 31 e 100 euro al mese). Quasi un quarto dei proprietari ha rinunciato a prendere altri animali a causa dei costi economici e, per lo stesso motivo, uno su dieci è stato costretto a dare via il proprio animale domestico.

Aderire ad un’assicurazione sanitaria (15,5%) o una per la tutela legale e la responsabilità civile (16%) è forse una tendenza che sta iniziando a diffondersi.

Per quanto riguarda i temi ambientali, gli italiani sono contrari alla vivisezione (78,7%), alla caccia (68,3%), all’uso delle pellicce (79,4%), agli animali nei circhi (76%) e agli allevamenti intensivi per uso alimentare (71,4%). Le percentuali diminuiscono, ma sono sempre molto sopra il 50%, per quanto riguarda l’abbattimento di animali in sovrannumero rispetto alla sostenibilità del territorio in aree extraurbane (66% contrari) o in sovrannumero vicino o all’interno di aree urbane (60,1%). Mentre l’abbattimento di animali potenzialmente pericolosi per l’uomo se si avvicinano alle aree abitate, i contrari sono in numero inferiore (54,7%).

Rapporto Assalco 2024

La XVII edizione del Rapporto Assalco-Zoomark evidenzia come, nonostante il momento difficile, i proprietari si impegnino per alimentare correttamente i propri animali da compagnia

 In Italia sono presenti quasi 20 milioni di cani e gatti che – insieme a conigli, uccellini, pesciolini e tartarughe – costituiscono i 65 milioni di animali d’affezione che vivono nelle nostre case.
Nel 2023 il pet food ha sviluppato nel mercato italiano un giro d’affari di oltre 3 miliardi di euro. Anche il mercato degli alimenti per cani e gatti, alla stregua della maggior parte delle categorie del Largo Consumo Confezionato è stata oggetto di un’importante dinamica inflattiva che ha generato un incremento di fatturato pari al +13,4%. In termini di volumi, sono state 673 mila le tonnellate vendute, stabili rispetto all’anno precedente.
“Nel 2023 il Pet Food si conferma un mercato resiliente” commenta Giorgio Massoni, Presidente di Assalco. “Questo risultato conferma l’attenzione che i proprietari riservano ai loro pet, compagni di vita”.

La XVII edizione del Rapporto Assalco-Zoomark, realizzato annualmente da Assalco per documentare l’evoluzione del mercato del pet food e del pet care e l’importanza degli animali da compagnia in famiglia e in società, è stata presentata oggi in occasione del Press Lunch di Zoomark per fornire anticipazioni relativamente alla manifestazione che si terrà a Bologna dal 5 al 7 maggio 2025.
“Zoomark è uno dei gioielli di famiglia di BolognaFiere. Da oltre 20 edizioni accompagna la crescita della pet industry, interpretando i bisogni del mercato e anticipandone le tendenze” sottolinea Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere.

I GATTI LA FANNO DA PADRONE
I prodotti per gatto rappresentano il 55,3% del valore complessivo, con un fatturato di poco più di 1.663 milioni di euro. Gli alimenti per cane rappresentano invece il 44,7% del mercato totale, ovvero oltre 1.344 milioni di euro.
Sul totale mercato, il segmento degli alimenti umidi si conferma il più importante: registra 1.467 milioni di euro circa che equivalgono al 54,4% di quota sul totale mercato. L’incremento del fatturato del segmento (+13,4%) è accompagnato anche da un aumento a volume (+1,1%). Il segmento degli alimenti secchi, invece, ha sviluppato 1.227 milioni di euro (+ 13,4% in valore) e si ritaglia il 40,8% di quota.

CRESCONO ANCHE GLI ALIMENTI PER GLI ALTRI ANIMALI DA COMPAGNIA
Secondo le stime Euromonitor, in Italia sono presenti quasi 30 milioni di pesci, poco meno di 13 milioni di uccelli e più di 3 milioni tra piccoli mammiferi e rettili. Nel 2023 il mercato degli alimenti per questi animali da compagnia è cresciuto a valore del 5,8%, sviluppando un fatturato di 14 milioni di euro presso la Grande Distribuzione Organizzata.
Il segmento principale si conferma quello degli alimenti per uccelli che copre quasi il 45% del valore, mentre gli alimenti per roditori, al secondo posto, rappresentano il 34% del totale.

NEL PET CARE CONTINUA LA PREDOMINANZA DEI PRODOTTI PER L’IGIENE
Nel 2023 si riscontra un andamento positivo anche per quanto riguarda il mercato dei prodotti per l’igiene, i giochi e l’accessoristica, ovvero guinzagli, cucce, ciotole, gabbie, voliere, acquari, tartarughiere e utensileria varia. Nel canale GDO il segmento vale 85 milioni di euro, con il fatturato in crescita del 6%.
A trainare questo mercato è il segmento dell’igiene (tappetini assorbenti igienici, salviette, shampoo, spazzole, deodoranti, prodotti per la cura e la bellezza), che vale oltre il 51% del segmento.

Le lettiere per gatto, rilevate a parte, costituiscono la più importante categoria non food nel canale GDO. Nel 2023 questo mercato raggiunge i 100 milioni di euro, con un trend positivo a valore del +14%.

2023: ULTERIORI SFIDE PER GLI ACQUIRENTI
Il 2023 è stato sicuramente un anno di sfide per il Largo Consumo in Italia: i principali eventi che lo hanno influenzato riguardano sicuramente l’inflazione, i prezzi all’offerta, infatti, sono aumentati del 9,7% e hanno eroso il potere d’acquisto delle famiglie italiane. La crisi energetica, così come i conflitti in corso, hanno altresì contribuito al fenomeno del rincaro generalizzato dei beni di Largo Consumo.

RIDUZIONE DELL’ALIQUOTA IVA SUGLI ALIMENTI PER CANI E GATTI: UNA QUESTIONE DI CIVILTÀ
La congiuntura economica attuale ha comportato per numerose famiglie la necessità di prestare molta attenzione alle spese. Per quanto riguarda i pet, permane per le famiglie la gravosa applicazione agli alimenti per cani e gatti e alle loro cure dell’aliquota IVA del 22%, usualmente attribuita a prodotti e servizi non essenziali, che assimila il pet food e le visite veterinarie ad un lusso. La richiesta di riduzione dell’aliquota IVA al 10%, sostenuta coralmente da Associazioni Animaliste e dei consumatori, dalle principali Associazioni veterinarie nonché dal mondo industriale, è pertanto una questione di civiltà, in linea con la normativa europea che indica i prodotti alimentari per animali tra quelli a cui è possibile applicare le aliquote agevolate.

“Convivere con un pet comporta responsabilità” – afferma il Presidente Massoni. “I proprietari desiderano fornire un’alimentazione equilibrata e nutriente, prendersi cura della salute dei propri animali da compagnia, educarli alla convivenza e al rispetto degli spazi comuni. È quindi necessario l’acquisto di prodotti d’uso quotidiano, oltre ad alcune spese, che incidono sul bilancio familiare. In Germania, ad esempio, in considerazione della quotidianità d’utilizzo del pet food, allo stesso viene applicata un’aliquota IVA ridotta, pari al 7%. Significa che gli italiani sugli stessi prodotti sono gravati da un’imposta sul valore aggiunto 3 volte superiore, pari al 22%. La riduzione dell’aliquota IVA sugli alimenti per cani e gatti e sulle prestazioni veterinarie al 10% potrebbe influire sul numero di abbandoni e cessioni, un atto deprecabile ma che sempre più spesso è causato da motivazioni economiche.”

Un corteo contro il G7 agricoltura e pesca ricco di slogan carico di speranza in un futuro migliore

Pubblicato il 2 ottobre 2024

Sabato 28 settembre, era l’ultimo giorno dei due previsti dal calendario delle riunioni previste dal G7 agricoltura e pesca, svoltesi al Castello Maniace nel centro storico di Ortigia a Siracusa. Alcuni hanno definito questa due giorni di colloqui tra i sette “grandi” della Terra ed i rappresentanti dell’Africa, una kermesse oppure come abbiamo detto noi nel video che vedrete qui, una farsa che poteva essere evitata, visti i problemi seri legati alla siccità ed agli incendi boschivi dolosi che hanno attanagliato la Sicilia durante l’estate, senza dimenticare che si poteva anche parlare dei problemi del lavoro legati alla condizione dei migranti che vengono ogni anno ad integrare le fila dei lavoratori della terra e del mare, con i grandi disagi lamentati dagli stessi lavoratori. Eppure mentre i ministri di agricoltura e pesca dei cosiddetti  “grandi” del mondo avrebbero concluso le loro riunioni, poco fuori da Ortigia, è sfilato un corteo organizzato dal coordinamento contro il G7 agricoltura e pesca, cui hanno aderito e preso parte una molteplice galassia di associazioni e partiti politici, in buona parte della “sinistra antagonista”, con la partecipazione tra gli altri della Cgil, dei Cobas, dei comitati per l’acqua e contro il MOUS di Niscemi (CL), Amnesty International, provenienti da un po’ tutta la Sicilia. Il corteo ha potuto sfilare soltanto dai “villini” all’inizio di corso Umberto I° potendo finire il percorso solo a Riva Gallo, nei pressi del ponte Umbertino che collega Ortigia alla terraferma, con grande disappunto dei manifestanti espresso con fischi e slogan contro governo e forze dell’ordine, ma senza mai trascendere dal solo fatto verbale. Un vero percorso blindato garantito da un ingente spiegamento di polizia e carabinieri, ha fatto in modo che i manifestanti sfilassero soltanto nel solco del percorso stabilito dalle forze dell’ordine senza deroga alcuna, con gli agenti della Digos, i quali si sono aggregati a noi giornalisti, spesso e volentieri affiancandosi a noi per riprendere con i loro telefoni ogni momento della manifestazione. Per fare una stima dei manifestanti presenti al corteo, possiamo dire che almeno nelle fasi iniziali fossero circa 300 persone, che alla fine del corteo si riducevano grossomodo alla metà, garantendo comunque, una presenza chiassosa quanto pacifica. Dei temi più strettamente legati alla discussione della due giorni siracusana su agricoltura e pesca nel mondo, ne faremo oggetto di altri articoli il più dettagliati possibile.

I manifestanti, nel corso dei loro interventi durante la marcia, hanno lamentato la mancanza di soluzioni concrete e facilmente attuabili in merito ai gravi problemi che riguardano l’area siracusana, insieme al grave dissesto idrico che flagella da anni le città siciliane. L’agricoltura e la pesca almeno in Sicilia come nel sud Italia in genere, vivono gravi problemi che sono ben conosciuti, ma ai “grandi” del G7 tutto ciò è sconosciuto, perché ammantato sentendo i loro discorsi, da una patina di immenso benessere, come hanno ribadito i manifestanti in più momenti. Anche se potesse sembrare un po’ fuori contesto, almeno un cenno si sarebbe potuto fare alla situazione nell’area industriale di Priolo Gargallo, Augusta, Melilli definito non a caso, purtroppo, il cosiddetto “triangolo della morte” a pochi chilometri da Ortigia, dove ormai da troppi anni le multinazionali del petrolio e della chimica hanno ormai inquinato quasi irreparabilmente aria, terra, acqua, ingannando al contempo la popolazione locale che, ammaliata dal miraggio del posto di lavoro sicuro, ha poi dovuto fare i conti macabri con i tanti veleni che l’hanno afflitta con innumerevoli casi di cancro. Nessun accenno da parte dei partecipanti al G7 sulla presenza nell’aria di diossina, dell’inquinamento ambientale prodotto dai numerosi incendi dolosi dei mesi scorsi, che hanno mandato in fumo ettari infiniti di boschi e di vegetazione in generale, considerando anche la possibilità della presenza di rifiuti pericolosi sotto la cenere degli incendi dolosi. Un altro accenno avrebbe potuto riguardare l’annoso pericolo costante delle polveri sottili, che come documentano gli scienziati appartenenti alla “nuova scienza”, si depositano nel terreno entrando pericolosamente nella nostra catena alimentare. Nemmeno un accenno anche sulla quantità degli PFAS (ultima generazione di pesticidi) presenti nei pomodori o più in generale nei nostri ortaggi. I manifestanti, hanno anche ricordato a quale grado fortemente negativo e preoccupante sia giunto lo sfruttamento dei campi, che con l’attuale coltivazione intensiva piena di pesticidi per una produzione di quantità, non di qualità aggrava i problemi del suolo ed accentua i cosiddetti  “cambiamenti climatici”, non foss’altro perché l’agricoltura è fondamentale per i giusti equilibri ambientali e di conseguenza per la salvaguardia del clima. I contestatori del G7 agricoltura e pesca, hanno comunicato con determinazione un dissenso partecipato contro la devastazione ambientale creata dalle multinazionali, che tra i suoi effetti più devastanti, causa anche un grave degrado sociale. Se lo slogan del G7 agricoltura e pesca è stato “sviluppo a tutti i costi”, quello dei manifestanti, invece, più articolato, diceva più o meno, “Stop veleni, più lavoro garantito per tutti, italiani e migranti, acqua per tutti, per un futuro diverso, più umano”.

Ma allora, ribadiamo la domanda: era il caso?

G7 agricoltura e pesca a Siracusa: ma era il caso?

Pubblicato il 22/09/2024 ore 13:29

E’ iniziato sabato 21 settembre e si concluderà il 29 dello stesso mese a Siracusa, un G7 agricoltura e pesca, che vedrà intorno ad un tavolo i ministri di agricoltura e pesca dei sette grandi paesi del mondo, soprattutto nei giorni tra il 26 ed il 28. Buona parte delle forze politiche italiane di opposizione insieme ad alcune associazioni di volontariato hanno creato il coordinamento contro il G7 agricoltura e pesca, ed hanno indetto nel pomeriggio del primo giorno della kermesse mondiale, appunto sabato 21 settembre, una conferenza stampa presso il Foro Siracusano(villini) che ha registrato una risicatissima presenza della stampa locale e nazionale, a parte noi di wordnews.it,  durante la quale sono stati illustrati gli appuntamenti che si snoderanno secondo il calendario previsto dal coordinamento “No al G7 agricoltura e pesca” che si svolgeranno al Foro Siracusano( “villini” di Siracusa), tranne uno: martedì 24 settembre alle 18,30 si terrà una assemblea promossa da Rifondazione Comunista  Siracusa sul tema: “contro il G7 a Siracusa. Dalla protesta alla proposta”; mercoledì’ 25, i Cobas Scuola hanno indetto un incontro seminariale dalle 8,30 alle 13 che si terrà in piazza santa Lucia 24/C presso la sede dell’associazione “Natura Sicula”, inoltre, il CESP(Centro Studi per la Scuola Pubblica insieme ai Cobas Scuola hanno organizzato un convegno nazionale di aggiornamento e formazione per il personale scolastico dal titolo “alimentazione, ambiente e democrazia? Quale discorso pedagogico dal G7 di Siracusa” cui si potrà partecipare in presenza e on-line; venerdì 27 alle 17,30 si torna ai “villini di Siracusa”, dove avrà luogo una riflessione pubblica sul tema “social forum: per un’altra agricoltura e pesca, contro le devastazioni ambientali”;

il giorno successivo, sabato 28, a partire dalle 17, un corteo partirà da corso Umberto I° all’altezza dei “villini”, cui prenderanno parte esponenti dei partiti italiani di opposizione, oltre alle varie associazioni di volontariato che hanno già aderito al corteo: Sicilia Ribelle, Coop. Dokulaa, Carovane Migranti, coordinamento regionale Cobas Scuola – Sicilia, assemblea No guerra Palermo, comitato No Muos di Palermo, federazione anarchica siciliana, Rifondazione Comunista – Sicilia, Sinistra Italiana Sicilia, Rete Ecosocialista – associazione Prospettiva Ecosocialista Sicilia, PCI Siracusa e Sicilia, Europa Verde Siracusa, giovani comunisti Sicilia, circolo Arcivik Palaunia, Spazio No Ponte – Messina, laboratorio Andrea Ballarò – Palermo, Associazione per la Decrescita, Ultima Generazione, Contadinazioni/FuoriMercato, comitato stop veleni, Europa Verde – Verdi Sicilia, Arci – Catania, Cdp Colapesce – Catania, Arci – Siracusa, PMLI( partito marxista-leninista italiano).  Il coordinamento, contesta fortemente le intenzioni del sette grandi di favorire uno sviluppo a tutti i costi, “ noi non crediamo alla retorica dei G7 ed alle loro false promesse: i sette potenti dicono che vogliono implementare un modello di agricoltura e di pesca sostenibile che sfami il mondo e riduca le emissioni, in realtà non solo non hanno risposte alla catastrofe ecologica che hanno causato ma il cambiamento climatico è una triste realtà in corso d’opera con prospettive di stravolgimenti nel Sud del mondo (tornadi, alluvioni e siccità).” Certamente gli stravolgimenti ambientali cui stiamo assistendo in questi ultimi anni e mesi, non depongono a favore di una crescita economica indiscriminata che si faccia beffe delle emergenze ambientali che sono sotto gli occhi di tutti. Un cenno anche alla situazione ambientale e sociale della Sicilia, propone un quadro talmente negativo e desolante che riesce difficile non essere d’accordo con il coordinamento contro il G7 agricoltura e pesca, quando ricorda che “la Sicilia è passata da essere la culla del movimento di occupazione delle terre, grande stagione di lotte contadine, ad essere un terreno sfruttato a livello intensivo con lavoratori –trici -@, sia italiani che non, che hanno sempre meno diritti sul piano lavorativo.

Il modello della piccola pesca costiera che in Sicilia veniva e viene praticato ancora sta sparendo. Chi pescava sotto costa, adesso arranca con l’aumento del prezzo della nafta ed è messo all’angolo dalle grandi multinazionali della pesca o è trasformato in una comparsa della pantomima del turismo.” Dunque, i motivi per contestare il G7 agricoltura da parte del coordinamento No G7 agricoltura, sono chiari per cui dovrebbe essere facile far sentire la propria voce da parte della “società civile”, cui il coordinamento lancia un appello : “Questo G7 va contestato e lo contesteremo: per questo facciamo appello a chi difende il territorio, a chi opera per una agricoltura realmente biologica, ai movimenti sociali, alla società civile e quante altre persone disposte a impegnarsi per cambiare questo stato di cose attraverso un ampio fronte di dissenso, contro coloro che giocano con i destini della nostra terra e delle nostre comunità.” Non è mai sbagliato manifestare il dissenso contro politiche economiche, ambientali e sociali ritenute poco valide ed addirittura dannose per i cittadini, in modo democratico e senza censura alcuna. La Sicilia, come tutto il meridione d’Italia in questa estate che volge al termine, non ha passato momenti semplici, a proposito di siccità ed incendi dolosi, anzi ha subito devastazioni di ogni sorta per cui sarebbe stato più intelligente pensare ai provvedimenti più urgenti per uscire dall’emergenza, invece, hanno pensato “ lor signori”  di realizzare il G7 agricoltura e pesca a Siracusa, in una città con mille problemi per cui tutti i denari spesi per l’organizzazione dell’ evento mondiale, avrebbero risolto buona parte delle gravi carenze della “res publica” in città. Ribadiamo, quindi, la domanda del titolo: ma era il caso?  

Siracusa risponde presente al “Friday for Future”

Mille persone hanno preso parte il 27 settembre 2019 anche a Siracusa alla manifestazione svoltasi in circa 180 paesi del mondo, per protestare contro i troppo repentini cambiamenti climatici causati dall’incuria dell’uomo. Grazie all’impegno di Greta Thumberg, la giovane sedicenne svedese che ha saputo aprire gli occhi dei governanti mondiali e della stessa opinione pubblica del pianeta manifestando da sola davanti al suo parlamento, anche la città di Aretusa ha risposto in un modo impensabile fino a poco tempo fa. In effetti 1000 persone presenti ad una manifestazione di piazza a Siracusa, soprattutto studenti delle scuole di ogni ordine e grado insieme agli studenti universitari, non si vedevano da tempo immemorabile. In tanti si sono “divertiti” soprattutto sui social, ma purtroppo per loro lo fanno ancora, a bollare l’impegno di Greta e dei giovani che la seguono ormai in ogni parte del mondo come semplice strumentalizzazione di chissà quali forze occulte che vorrebbero sovvertire l’ordine mondiale servendosi di questi giovani, i quali con il loro ardore stanno cercando di aprire i nostri occhi di adulti sulla imminente catastrofe climatica che potrebbe colpirci in qualunque momento, se da subito, non correremo ai ripari con politiche più attente alla salvaguardia di Gaia, la nostra madre Terra. Mi è dispiaciuto un po’ che nel corso delle manifestazioni in giro per il mondo non si sia fatta menzione dei diritti degli animali, dei soprusi, uccisioni e maltrattamenti che sono costretti a subire ogni giorno in tutti gli angoli del globo. Speriamo solo che in occasione delle prossime iniziative di “Friday for Future”, venga spesa qualche parola per i nostri piccoli amici senza distinzione di specie o famiglia del grande mondo degli animali. Se sarà necessario, con questo blog e nel corso delle manifestazioni future nel capoluogo siracusano, faremo notare che anche gli animali sono cittadini di questo nostro mondo.